jeannie

Jeannie von Mumm

Cittadinanza onoraria • Ehrenbürgerin • Honorary citizen

Jeannie Watt è nata il 4 gennaio 1866 a Glasgow. In Germania il suo nome apparve pubblicamente per la prima volta quando usci’ il suo libro „Das Zukunftskleid der Frau. Zur Gesundung der Frauenmode“ (Il vestito futuro della donna. Sulla guarigione della moda femminile) dell’ editore Eugen Diederichs, Leipzig 1903. Ella apri’ il suo libro con la rimarchevole frase, considerando l’epoca Guglielmina, „le donne, visto come sono fatte oggi, non giocheranno mai nella vita economica del futuro, il ruolo che sperano, e che sarebbe loro da augurare“.
E noto che Jeannie Watt in Aprile/Maggio 1918 visito’ più volte „Saalecker Werkstätten“ in cui Paul Schultze-Naumburg propago‘ le sue idee di „Heimatschutz“. Nel libro degli ospiti lei scrisse: „Sono di nuovo qua! Ma certamente e’ stato bello.“ A Hellerau, una nuova città giardino di Dresden, si interesso’ al concetto dell’abitare, del lavoro, di cultura e di istruzione. In conseguenza di cio’, lei era alloggiata nella „Villa Ursavi“ nel quartiere „Weißer Hirsch“ a Dresden. Questo tipo di ostello apparteneva alla casa di cura Lahmann, in cui si praticava un sistema di guarigione alternativo con idroterapia, fisioterapia, bagni d‘aria e alimentazione vegetariana – e in cui si consigliava pure l’uso di biancheria intima di cotone.
Alfons von Mumm si era gia’ lasciato dapprima „maltrattare e castigare il corpo“ dal naturopata Johann Heinrich Lahmann. Ed ora egli torno’ di nuovo. Dal momento che, evidentemente non voleva attenersi alle regole restrittive del sanatorio, ha preferito pernottare nell’ l‘Hotel Hansa, situato nella molto vivace Schlesischer Platz, immediatamente vicino alla stazione ferroviaria di Dresden-Neustadt. Improvvisamente, in qualche modo tutto è andato a capofitto. Il 9 dicembre 1918 comparvero davanti all’ufficiale dello stato civile di Dresden Dr. Junge, per la celebrazione del matrimonio, in primo luogo „l’emerito Ambasciatore, membro effettivo del consiglio segreto, il dottore di diritto, il Barone Philip Alfons Mumm von Schwarzenstein,“ in secondo luogo „la Privata Jane (Jeannie) Mackay Watt, figlia del commerciante William Watt e sua moglie Jane Chalmers Watt nata Cornwall, in terzo luogo, come testimoni, „il commerciante Gustav Kneschke, di anni 57, cosi‘ come la moglie dell’ufficiale di stato civile Lina Junge, nata Becker, di anni 53“.
Questo matrimonio non poteva essere celebrato in modo piu’ curioso e piu’ precipitoso. Sul tema poi ecco l’ inno di Mumm rivolto a Jane – liberamente tratto da Matthias Claudius: „Tu sei la felicita’ della mia vita, e’ stato davvero bello che ti ho trovato, ma non sono io che ho trovato, e’ Dio ti ha mandato a me, nessuna altra mano benedice così! In grata commemorazione il 9 dicembre 1918. AvMumm.“
Dopo la breve confisca del Castello di San Giorgio Alfons von Mumm poteva tornare nella sua casa ligure di Portofino il 5 ottobre 1920 -, ora con „la mia cara signora,“ Jeannie Mackay Baronessa Mumm von Schwarzenstein nata Watt.
Il 1 aprile 1922 Mumm richiese al Ministero degli Esteri „per la mia convivente, consorte e avente diritto agli alimenti, un supplemento femminile di 2.500 Marchi annuali.“ Dopo la morte di Alfons von Mumm, avvenuta il 10 luglio 1924, la vedova continuo’ a vivere nel castello. Quattro anni più tardi, nel 1928, Jeannie von Mumm assunse la trentenne Käthe Wolff in qualità di dama di compagnia, divenuta piu’ tardi la figlia adottiva.
Più di tre decenni visse Jeannie von Mumm a Portofino. La sua reputazione, leggendaria fino ad oggi in paese, e’ fondata sul suo coraggioso intervento contro la violenza e la distruzione avvenuta negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. Durante l‘occupazione d’Italia, a Portofino fu instaurata una sede di comando tedesca. Nel mese di aprile del 1945 le forze armate stavano preparando il ritiro. Poco prima, il comandante Ernst Reimers ricevette l’ordine di minare Portofino e di farla saltare in aria.
La figlia adottiva Käthe Watt-Wolff fu testimone di un colloquio cruciale tra la Baronessa von Mumm e il comandante Reimers: „La signora Mumm gli ha fatto presente la mostruosita’ del suo piano. Gli fece notare che sarebbe andato contro le leggi della natura umana, e che questa atrocità gli si sarebbe ritorta contro sulla sua stessa testa come un boomerang“.
Sei mesi più tardi, Jeannie von Mumm ricevette una lettera di Ernst Reimers dal carcere alleato di Livorno: „Oggi io sono contento di aver seguito il vostro consiglio e di non aver eseguito quell’ordine che, in conformità con gli ordini, avrei dovuto eseguire. Tramite questo gesto non sono stati inflitti alla piccola cittadina un sacco di danni e sofferenze. Oggi Vi posso dire che avevo l‘ordine di far saltare l‘intera montagna (la penisola di Portofino). Lei e’ stata il mio buon angelo. Non si poteva cambiare piu’ nulla, come vediamo ora, al corso delle cose.“
Il 18 maggio 1949 arrivo’ al castello una lettera del comune di Portofino: „Cara Baronessa, sono lieto di informarla che il consiglio comunale ha deciso, con il consenso di tutti gli abitanti, di nominarla cittadino onorario. Con il vostro coraggio lei ha impedito la distruzione di Portofino ordinata dal comando dell‘esercito tedesco. Le esprimo gratitudine e la mia stima personale. Il Sindaco.“
Jeannie von Mumm è morta il 7 dicembre 1953. Fu sepolta nella tomba nel cimitero protestante di Portofino.
Nella chiesa di San Giorgio e sulla lapide commemorativa nel cimitero protestante, la Baronessa von Mumm viene ancora oggi ricordata come la „salvatrice di Portofino“.

Jeannie Watt wurde am 4. Januar 1866 in Glasgow geboren. In Deutschland tauchte ihr Name erstmals öffentlich auf, als im Verlag Eugen Diederichs Leipzig 1903 ihr Buch „Das Zukunftskleid der Frau. Zur Gesundung der Frauenmode“ erschien. Ihr Buch eröffnete sie mit dem für die Wilhelminische Ära bemerkenswerten Satz: „Die Frauen, wie sie heute beschaffen sind, werden im wirtschaftlichen Leben der Zukunft nicht die Rolle spielen, die sie sich erhoffen und die ihnen zu gönnen wäre.“
Bekannt ist, dass Jeannie Watt im April/Mai 1918 mehrmals die „Saalecker Werkstätten“ besuchte, in denen Paul Schultze-Naumburg seine Ideen vom „Heimatschutz“ propagierte. Ins Gästebuch schrieb sie: „Schon wieder da! aber schön war‘s doch.“ In Hellerau, einer neuen Gartenstadtsiedlung bei Dresden, interessierte sie sich für das Konzept von Wohnen, Arbeit, Kultur und Bildung in einem von der Lebensreform geprägten Organismus. Konsequent war es, dass sie sich nun in der „Villa Ursavi“ auf dem Weißen Hirsch in Dresden einquartierte. Das Bettenhaus gehörte zur Lahmannschen Kuranstalt, in der ein alternatives Heilsystem mit Hydrotherapie, Heilgymnastik, Luftbädern und vegetarische Ernährung zelebriert – und Unterwäsche aus Baumwolle empfohlen wurde.
Alfons von Mumm hatte sich bereits früher vom Naturheiler Johann Heinrich Lahmann seinen „Leib malträtieren und kasteien“ lassen. Nun kam er wieder. Da er sich offensichtlich nicht den einschränkenden Regeln der Kuranstalt ausliefern wollte, hatte er es vorgezogen, auf dem quirligen Schlesischen Platz im Hansa-Hotel am Neustädter Bahnhof abzusteigen.
Plötzlich ging irgendwie alles Hals über Kopf. Am 9. Dezember 1918 erschienen vor dem Dresdener Standesbeamten Dr. Junge zum Zwecke der Eheschließung erstens „der Botschafter außer Dienst, Wirklicher Geheimer Rat, Doktor der Rechte, Philipp Alfons Freiherr Mumm von Schwarzenstein“, zweitens „die Privata Jane (Jeannie) Mackay Watt, Tochter des Kaufmanns William Watt und dessen Ehefrau Jane Chalmers Watt geborene Cornwall“, drittens als Zeugen „der Kaufmann Gustav Kneschke, 57 Jahre alt, sowie die Ehefrau des Standesbeamten Lina Junge, geborene Becker, 53 Jahre alt“.
Kurioser und überstürzter konnte diese Heirat nicht vollzogen werden. Dazu dann Mumms Hymne an Jeannie – frei nach Matthias Claudius: „Du bist das Glück von meinem Leben, Es war doch schön, daß ich dich fand; doch nicht ich fand, Gott hat dich mir gegeben, so segnet keine andere Hand! In dankbarem Gedenken an den 9. Dezember 1918. AvMumm.“
Nach der kurzzeitigen Beschlagnahme des Castello San Giorgio durch den italienischen Staat konnte Alfons von Mumm am 5. Oktober 1920 – nun mit „mit meiner lieben Frau“ Jeannie Mackay Freifrau Mumm von Schwarzenstein geborene Watt – wieder in sein ligurisches Heim in Portofino einziehen.
Am 1. April 1922 beantragte Mumm beim Auswärtigen Amt „für meine mit mir zusammen wohnende, unterhaltsberechtigte Ehefrau einen Frauenzuschlag von Mark 2500 per annum“. Nach dem Tod von Alfons von Mumm am 10. Juli 1924 bewohnte die Witwe weiterhin das Castello. Vier Jahre später engagierte Jeannie von Mumm 1928 die dreißigjährige Käthe Wolff als Gesellschafterin, ihre spätere Adoptivtochter.
Mehr als drei Jahrzehnte lebte Jeannie von Mumm in Portofino. Ihr bis heute legendärer Ruf im Ort basiert auf ihrem mutigen Einschreiten gegen Gewalt und Zerstörung in den letzten Tagen des Zweiten Weltkriegs. Während der Besetzung Italiens war in Portofino eine deutsche Kommandantur errichtet worden. Im April 1945 bereitete die Wehrmacht den Rückzug vor. Zuvor bekam Kommandant Ernst Reimers den Befehl, Portofino zu verminen und in die Luft zu sprengen.
Adoptivtochter Käthe Watt-Wolff war Zeugin der Unterredung zwischen Baronin von Mumm und Kommandant Reimers: „Frau von Mumm hat ihm das Ungeheuerliche seines Planes vor Augen geführt. Sie stellte ihm vor, dass er gegen die Gesetze der Menschlichkeit verstoßen würde, und dass diese Greueltat wie ein Bumerang auf sein eigenes Haupt zurückkommen würde.“
Ein halbes Jahr später erhielt Jeannie von Mumm einen Brief von Ernst Reimers aus dem alliierten Gefängnis in Livorno: „Ich bin heute froh, dass ich Ihren Ratschlag befolgte und die Zerstörungen, die ich befehlsgemäß durchführen mußte, nicht durchführte. Ist dadurch doch dem kleinen Ort viel Schaden und Leid nicht zugefügt worden. Ich kann es Ihnen heute sagen, dass ich Befehl hatte, den ganzen Berg (Halbinsel Portofino) zu sprengen. Sie waren mein guter Engel. Es konnte an dem Ablauf der Dinge, wie wir es jetzt sehen, auch nichts mehr ändern.“
Am 18. Mai 1949 ging im Castello ein Schreiben der Comune di Portofino ein: „Sehr geehrte Baronin, ich freue mich, Ihnen mitteilen zu dürfen, dass der Gemeinderat mit Zustimmung aller Einwohner beschlossen hat, Sie zur Ehrenbürgerin zu ernennen. Mit Ihrem mutigen Einsatz haben Sie die Zerstörung von Portofino durch das deutsche Wehrmachtskommando verhindert. Ich spreche Ihnen den Dank und meine persönliche Hochachtung aus. Der Bürgermeister.“
Jeannie von Mumm verstarb am 7. Dezember 1953. Beigesetzt wurde sie im Mummschen Grab auf dem Cimitero Protestanti in Portofino.
An der Chiesa San Giorgio und auf der Gedenktafel am Cimitero Protestanti wird bis heute an die Baronin von Mumm als die „Retterin von Portofino“ erinnert.

Jeannie Watt was born on the 4 of January 1866 in Glasgow. In Germany, her name surfaced initially in public, as her book „Das Zukunftskleid der Frau. Zur Gesundung der Frauenmode“ (The future woman’s dress. For the convalescence of Women’s fashion) appeared at the publisher Eugen Diederichs in Leipzig 1903. Her introductory sentence to the book was remarkable for the Wilhelmine Era: „Women, as they are constituted today, will not be playing the role in economic life of the future that they wish for and which they should be granted.“
It has been established that in April/May 1918 Jeannie Watt often visited the „Saalecker Werkstätten“, in which Paul Schultze-Naumburg had propagated his ideas of „Heimatschutz“. She wrote in the guest book: „Here again! It was indeed a good time.” In Hellerau, a garden town estate near Dresden, she took an interest in the concept of residence, work, culture and education in a structure oriented towards „life reform“. It was consistent with this that she took an accommodation in the „Villa Ursavi“ on the Weißer Hirsch in Dresden. The housing belonged to the Lahmann Sanatorium, where an alternative system of healing with hydrotherapy, gymnastic, air baths and vegetarian nourishment was promoted – and cotton underwear was recommended.
Alfons von Mumm had previously had his „body maltreated and punished“ by the naturopath Johann Heinrich Lahmann. Yet he returned. Since he evidently did not wish to subject himself to the restrictive regulations of the sanatorium, he preferred to stay in the Hansa-Hotel on the stimulating Schlesische Platz next to the „Neustadt-Station“.
All of a sudden everything seems to have happened in a mad rush. On the 9 December 1918 in front of the Dresden registrar Dr. Junge for the purpose of matrimony, appeared firstly „the off duty ambassador, privy councillor, Doctor of Law, Philipp Alfons Baron Mumm von Schwarzenstein“, secondly „the private person Jane (Jeannie) Mackay Watt, daughter of the merchant William Watt and his wife Jane Chalmers Watt née Cornwall“, and thirdly as witnesses „the merchant Gustav Kneschke, 57 years old, together with the wife of the registrar Lina Junge née Becker, 53 years old“.
This marriage could not have been carried out more curiously and hastily. Furthermore Mumms eulogy to Jeannie, freely adapted from Matthias Claudius: „You are the joy of my life, It was just sublime, that l found you; but not I found you, God gave you to me, no other hand blesses like that! In grateful remembrance of the 9 December 1918. AvMumm.“
After the brief confiscation by the Italian State of the Castello San Giorgio: on the 5 October 1920, Mumm – this time „with my dear wife“ Jeannie Mackay Baroness Mumm von Schwarzenstein née Watt – was able to move into his Ligurian home.
On the 1 April 1992 Mumm applied to the Foreign Office „for my cohabitating wife, entitled to maintenance, an allowance of 2500 Mark per annum“. After the death of Alfons von Mumm on the 10 July 1924, the widow continued to live in the Castello. Four years later in 1928 Jeannie von Mumm employed the thirty-year old Käthe Wolff as lady’s companion, her later adoptive daughter.
Jeannie von Mumm lived for more than three decades in Portofino. Her to this day legendary local reputation was based upon her courageous intervention against violence and destruction in the last days of the Second World War. During the occupation of Italy by the German armed forces a garrison headquarters was established in Portofino. In April 1945 the forces prepared their withdrawal. Prior to this the Commander Ernst Reimers, who was residing in the Castello San Giorgio, was ordered to mine Portofino and blow it up.
The adoptive daughter Käthe Watt-Wolff witnessed the decisive conversation between Baroness von Mumm and Commandant Ernst Reimers: „Baroness von Mumm brought home to him that he would be violating the laws of humanity, and that this atrocity would return like a boomerang upon his head.“
Six months later Jeannie von Mumm received a letter from Ernst Reimers from the allied prison in Livorno: „I am now glad that I followed your advice and the destruction that in the course of duty I would have had to carry through, I did not. Through this a lot of damage and sorrow to the small place has not been inflicted. I can say to you today, that I had the order to blow up the whole mountain (the peninsula of Portofino). You were my good angel. It could not have changed anything in the order of things, as we now see“.
On the 18 May 1949 a letter arrived in the Castello San Giorgio from the commune of Portofino: „Dear Baroness, it is my pleasure to inform you, that the council with the agreement of all the residents, has decided to name you an honorary citizen. With your courageous perseverance you prevented Portofino from being destroyed by the German Armed Forces Command. I herewith express to you our gratitude and my personal esteem. The mayor.”
Jeannie von Mumm passed away on the 7 December 1953. She was laid to rest in the Mumm Grave in the Cimitero Protestanti in Portofino
On an honorary plaque in the Chiesa San Giorgio and on the commemorative plaque in the Cimitero Protestanti the Baroness von Mumm is remembered until this day as the „Saviour of Portofino“.

PDF Download