kaethe

Käthe Watt–Wolff

Figlia adottiva • Adoptivtochter • Adopted daughter

Quattro anni dopo la morte del marito, Jeannie von Mumm, allora dell’eta’ di 62 anni, assunse nel 1928 la trentenne Käthe Wolff come dama di compagnia. Da documenti rimasti se ne deduce che, oltre a lei si occupavano come dipendenti del e nel Castello di San Giorgio, anche Dina, sorella del defunto servitore della famiglia Mumm Anton Goebel, insieme a sua figlia, Elisabeth, la cuoca Marietta, il giardiniere Battista Giuffra e l’ingegnere genovese Domenico Tabbò. Anche Attilio de Barbieri stava al suo servizio da quando aveva 13 anni e rimase fino alla morte di Jeannie, e al quale venne „assicurato un appartamento vitalizio“ in via Fondaco a Portofino.
Käthe Wolff nacque il 16 febbraio 1898 in Hersfeld, era la figlia di Hermann e Mathilde Wolff. Il 1 di dicembre 1942 Jeannie von Mumm adotto’ la sua dama di compagnia. Il notaio Montaldo documento’ a Genova che la „bambina denominata (Käthe Wolff) è stata accettata a stato di figlia legittima dalla vedova Baronessa Jeannie Mackay Mumm von Schwarzenstein, nata Watt“. Il contratto è stato convalidato „sia dalla pretura della corte distrettuale di Berlino a partire dal 13 novembre 1943, che dall‘ufficio anagrafe di Hersfeld il 12 settembre 1944“.
Jeannie von Mumm mori’ il 7 dicembre 1953. Käthe Watt-Wolff chiari’ in seguito di aver ereditato il Castello San Giorgio ma non il patrimonio della famiglia Mumm. Alla fine dell’anno 1950, la cittadina italiana, nel frattempo di 64 anni, vendette il castello di San Giorgio e si trasferi’, in data 5 febbraio 1962, a Santa Margherita Ligure, via dei Pellerano 1 C. Nel 1975 avvenne il traslocco a Inzlingen a Baden-Württemberg nella casa della sua amica Gudrun Stecher. La registrazione nell‘appartamento in Möndenweg 38, avvenne il 19 marzo 1975.
Käthe Watt-Wolff, questo il nome ufficiale sul certificato di morte, mori’ il 20 aprile 1982 alle ore 13.30 nel suo appartamento a Inzlingen. La defunta non era sposata, senza professione e apparteneva alla comunità di fede „Christliche Wissenschaft“.
Gudrun Stecher è stata commissionata da Käthe Watt-Wolff testamentariamente di sistemare „l’eredita’ della mia amica.“ Come risulta dalla lettera del 22 luglio 1882 indirizzata al signor Joachim Gontard, „la signora Watt nel suo testamento non ha considerato né la famiglia del Barone von Mumm, ne’ lei e non c’e’ da nessuna parte un cenno scritto a oggetti lasciati. Lei mi ha fatto sapere verbalmente della cosa e io ho messo per iscritto ciò che il museo di Frankfurt am Main e la famiglia di Georg von Mumm devono avere. Questo io lo spiegherò piu’ precisamente“. La funzione di esecutore testamentario fu rivestita dal Dr. Hans-Ulrich Barth di Stuttgart. Il passaporto italiano ando’ da Inzlingen al Consolato Italiano di Freiburg.
Il 26 agosto 1974 scrive Käthe Watt-Wolff a Georg von Mumm a Frankfurt am Main, che „è semplicemente scandaloso“, cio’ che Lilli Palmer aveva scritto. Su tre pagine dattiloscritte segue la „rettifica delle false esposizioni e calunnie, che la signora Lilli Palmer ha dichiarato nel suo libro ‚Dicke Lilli – Gutes Kind‘ sul Barone e la Baronessa Mumm von Schwarzenstein.
In effetti, „è un enorme calunnia“ quando Lilli Palmer afferma che Jeannie von Mumm „avrebbe perfino ammagliato Wilhelm II.“, che l’Imperatore „aveva costruito il Castello di San Giorgio per la sua ragazza“ che il suo „grande veliero nero spesso sfarzoso e imperiale nuotava nel porto „e che Wilhelm“ avrebbe per questa ragione inviato il Barone Mumm in Cina, „e che“ una nave da carico con antichi tesori cinesi sarebbe approdata a Portofino e riverso’ il suo contenuto nella brutta casa che Mumm avrebbe dovuto appropriarsi „durante la rivolta dei Boxer“. L‘editore Droemer Knaur avrebbe potuto notare prima della stampa che non tutto si combina temporealmente e realisticamente.
Perlomeno si apprende attraverso questa „correzione“, cio’ che davvero si è verificato negli ultimi giorni del mese di Aprile dell’anno 1945: „Noi sapevamo per primi in paese ciò che doveva succedere, poiché il quartier generale dei comandanti tedeschi era gia’ stato spostato da tempo da Castello Brown a Castello San Giorgio, dove venne confiscato l’ appartamento del giardiniere Giuffra Battista.“
Käthe Watt-Wolff è stata testimone oculare e d’orecchio del colloquio tra il comandante Reimers e la baronessa Mumm: „Lei non lo ha per niente supplicato, ma gli ha messo sotto gli occhi l‘atrocita’ del suo piano, dato che Portofino era un modesto villaggio di pescatori, sprovvisto di alcuna importante installazione di guerra. E quando lui disse che aveva avuto l’ordine, lei rispose che noi avremmo osservato che lui aveva agito indipendente a Portofino, e che la guerra era comunque finita. Lui ci penso’, mise la mano alla visiera e promise di risparmiare quel luogo, qualunque cosa accadesse.
Dalla prigionia, lui ha scritto poi una lettera di ringraziamento, che tutti possono vedere, e ribadisce che lei sarebbe stata il suo angelo buono‚ poiche’ lui altrimenti sarebbe stato giudicato da un tribunale militare. Per il salvataggio di Portofino la Baronessa ottenne poi la cittadinanza onoraria, che è stata assegnata al Barone gia’ prima della guerra.“

Vier Jahre nach dem Tod ihres Mannes engagierte die 62-jährige Jeannie von Mumm im Jahre 1928 die dreißigjährige Käthe Wolff als Gesellschafterin. Aus den verbliebenen Aufzeichnungen geht hervor, dass neben ihr noch Dina, die Schwester des verstorbenen Mummschen Kammerdieners Anton Goebel, gemeinsam mit ihrer Tochter Elisabeth, Köchin Marietta, Gärtner Battista Giuffra und Ingenieur Domenico Tabbò aus Genua als Angestellte im und für das Castello San Giorgio tätig waren – auch Attilio de Barbieri, der von seinem 13. Lebensjahr an bis zu Jeannies Tod in ihren Diensten stand, und dem in der Via Fondaco in Portofino „eine Wohnung auf Lebenszeit gesichert“ wurde.
Käthe Wolff war am 16. Februar 1898 als Tochter von Hermann und Mathilde Wolff in Hersfeld geboren worden. Am 1. Dezember 1942 adoptierte Jeannie von Mumm ihre Gesellschafterin. Der Notar Montaldo in Genua beurkundete, dass das „nebenbezeichnete Kind (Käthe Wolff) von der Witwe Freifrau Jeannie Mackay Mumm von Schwarzenstein geborene Watt an Kindes Statt angenommen worden ist“. Der Vertrag ist sowohl „durch den seit 13. November 1943 rechtskräftigen Beschluss des Amtsgerichts Berlin als auch durch das Standesamt Hersfeld am 12. September 1944 bestätigt worden“.
Jeannie von Mumm verstarb am 7. Dezember 1953. Adoptivtochter Käthe Watt-Wolff stellte später klar, dass sie zwar „das Castello San Giorgio, nicht aber das Mummsche Vermögen geerbt habe“. Ende der 1950er Jahre verkaufte die inzwischen 64-jährige italienische Staatsbürgerin das Castello San Giorgio und zog am 5. Februar 1962 nach Santa Margherita Ligure, Via dei Pellerano 1 C. 1975 erfolgte der Umzug nach Inzlingen in Baden-Württemberg in das Haus ihrer Freundin Gudrun Stecher. Die Anmeldung für die Wohnung im Möndenweg 38 erfolgte am 19. März 1975.
Käthe Watt-Wolff, so der offizielle Name auf der Sterbeurkunde, starb am 20. April 1982 um 13.30 Uhr in ihrer Wohnung in Inzlingen. Die Verstorbene war nicht verheiratet, ohne Beruf und gehörte der Glaubensgemeinschaft „Christliche Wissenschaft“ an.
Gudrun Stecher war von Käthe Watt-Wolff testamentarisch beauftragt worden, „den Nachlass meiner Freundin“ zu ordnen. Wie aus ihrem Schreiben vom 22. Juli 1882 an Herrn Joachim Gontard hervorgeht, „hat Frau Watt in ihrem Testament weder die Familie des Barons von Mumm noch Sie bedacht und es ist auch nirgends ein schriftlicher Hinweis an Gegenständen. Mündlich hat sie mir mitgeteilt und ich habe dies aufgeschrieben, was das Museum in Frankfurt und was die Familie Georg von Mumm haben sollen. Dies werde ich genauestens ausführen.“ Als Testamentsvollstrecker fungierte Dr. Hans-Ulrich Barth aus Stuttgart. Der italienische Reisepass ging von Inzlingen an das Italienische Konsulat in Freiburg.
Am 26. August 1974 hatte Käthe Watt-Wolff an Georg Mumm von Schwarzenstein in Frankfurt am Main geschrieben, dass „es einfach himmelschreiend ist“, was Lilli Palmer „da zusammen geschrieben“ hat. Auf drei Schreibmaschinenseiten folgt ihre „Richtigstellung der falschen Darstellungen und Verleumdungen, die Frau Lilli Palmer in ihrem Buch ‚Dicke Lilli – Gutes Kind‘ über Baron und Baronin gemacht hat“.
In der Tat „ist es eine ungeheuere Verleumdung“, wenn Lilli Palmer behauptet, dass Jeannie von Mumm „sogar Wilhelm II. becirct“ hätte, dass der Kaiser das Castello San Giorgio „für seine Freundin errichtet hatte“, dass sein „großes schwarzes Segelschiff des öfteren pompös und kaiserlich in den Hafen schwamm“, dass Wilhelm „den Baron Mumm deswegen nach China geschickt hätte“, und dass „ein Frachtdampfer mit alten chinesischen Kostbarkeiten in Portofino anlegte und seinen Inhalt in das hässliche Haus ergoss“, den sich Mumm „während des Boxeraufstandes angeeignet haben soll“. Dass das alles zeitlich und sachlich nicht zusammenpasst, hätte dem Verlag Droemer Knaur vor dem Druck der Palmerschen Memoiren schon auffallen können.
Immerhin erfährt man aus dieser „Richtigstellung“, was in den letzten Apriltagen des Jahres 1945 tatsächlich vorgefallen ist: „Wir wußten als Erste im Ort was geschehen sollte, denn das Hauptquartier des deutschen Kommandanten war schon lange vom Castello Brown nach Castello San Giorgio verlegt, wo die Etage des Gärtners Battista Giuffra beschlagnahmt wurde.“
Käthe Watt-Wolff war Augen- und Ohrenzeugin der Unterredung zwischen Kommandant Reimers und Baronin Mumm: „Sie hat ihn nicht etwa angefleht, sondern ihm nur das Ungeheuerliche seines Planes vor Augen geführt, da Portofino ja ein ganz bescheidenes Fischerdorf war, ohne irgendwelche kriegswichtigen Anlagen. Und als er sagte, er hätte den Befehl, erwiderte sie, dass wir beobachtet hätten, dass er bisher doch sehr unabhängig in Portofino gewirkt hätte, und dass der Krieg ja zu Ende sei. Er überlegte, legte die Hand an die Mütze und versprach, den Ort zu verschonen, was auch geschah.
Aus der Gefangenschaft hat er dann einen Dankesbrief geschrieben, den jeder einsehen kann, und betont, dass sie sein ‚guter Engel‘ gewesen wäre, denn er wäre sonst vor ein Kriegsgericht gestellt worden. Für die Rettung Portofinos erhielt die Baronin dann das Ehrenbürgerrecht, das dem Baron schon vor dem Krieg verliehen worden ist.“

Four years after the death of her husband the 62-year old Jeannie von Mumm employed in 1928 the thirty-year old Käthe Wolff as lady’s companion. From what is left of the records can be seen that during this time, next to Käthe Wolff, also Dina, sister of Mumm’s already deceased valet Anton Goebel, with her daughter Elisabeth, Marietta the cook, the gardener Battista Giuffra and the engineer Domenico Tabbò from Genoa were all employed in and for the Castello San Giorgio – as was Attilio de Barbieri, who from the age of 13 until Jeannie’s death had been in her service and for whom „an apartment for life was ensured“ in the Via Fondaco in Portofino.
Käthe Wolff, daughter of Hermann and Mathilde Wolff, was born on 16 February 1898 in Hersfeld. On the 1 of December 1942 Jeannie von Mumm adopted her companion. The notary Montaldo in Genoa registered, that the „designated child (Käthe Wolff) has been adopted as a child by the widow Baroness Jeannie Mackay Mumm von Schwarzenstein, born Watt“. The contract is „confirmed by the since 13 November 1943 legally binding decision of the Berlin Court as also the registry office in Hersfeld on the 12 September 1944“.
Jeannie von Mumm passed away on the 7 December 1953. Käthe Watt-Wolff clarified later, that she „had inherited the Castello San Giorgio, but not Mumm’s fortune“. At the end of the 1950s the in the meantime 64-year old Italian citizen sold the Castello and on the 5 February 1962 moved to Santa Margherita Ligure, Via dei Pellerano 1 C. In 1975 she finally moved to Inzlingen in Baden Wurttemberg, into her friend Gudrun Stecher’s house. The registration for the apartment in Möndenweg 38 was issued on the 19 March 1975.
Käthe Watt-Wolff, the official name on the death certificate, died on the 20 April 1982 13.30 p.m. in her apartment in Inzlingen. The deceased was not married, without a profession and belonged to the „Christian Science“ church.
Gudrun Stecher was assigned in Käthe Watt-Wolff’s testament to regulate the „estate of my friend“. As can be followed from her letter to Mr. Joachim Gontard on the 22 July 1811, Miss Watt in her testament had not thought of the Baron von Mumm’s family nor Gudrun herself, and there was nothing written down about her possessions. „She had told me and I wrote down what the Frankfurt Museum and what the family of Georg von Mumm should have. I will carry this out precisely.“ Dr. Hans-Ulrich Barth from Stuttgart officiated as executor of the will. The Italian Passport went from Inzlingen to the Italian Consulate in Freiburg.
On the 26 of August1974 Käthe Watt-Wolff wrote to Georg Mumm von Schwarzenstein in Frankfurt am Main. „That it is simply outrageous what Lilli Palmer has written there.“ On three pages follows her „dementi“ of the false accounts and defamations, that Lilli Palmer made about Baron and Baroness Mumm von Schwarzenstein in her book „Dicke Lilli – gutes Kind“.
It is indeed „an outrageous slander“, when Lilli Palmer claims that Jeannie von Mumm had had a liaison with Kaiser Wilhelm II., that the Castello San Giorgio was „built for his girlfriend!“, that his „huge black sailing ship often pompously and imperially floated in the port“, that Kaiser Wilhelm „deliberately, on account of this, sent (Baron Mumm) to China“, and that „a freight Steamship with old chinese treasures docked into Portofino and disgorged the contents into that ugly house“, which Mumm had „supposedly appropriated during the Boxer Rebellion“. The publishers Droemer Knaur could easily have noticed that all this chronologically and factually does not fit together before the Palmer memoirs were printed.
All the same the reader learns from this „Dementi“, what really happened in the last days of April 1945. „We were the first in the area to know what was going to happen, as the headquarters of the German commandant had already been moved from Castello Brown to Castello San Giorgio for a time, where the floor that the gardener Battista Giuffra had lived on had been taken over.“
Käthe Watt-Wolff was the eye- and ear-witness of the conversation between Commandant Reimers and Baroness Mumm: „She did not entreat him, but brought home to him the monstrousness of his plans, for Portofino was a modest fishing village, without any kind of facilities important for war. And as he said that the order had been given to him, she replied that we had observed, that he had until then operated in Portofino very independently, and that the war was now over. He reflected, placed his hand on his cap, and promised to spare the place, whatever happened“.
He wrote a letter of thanks to her from prison, which anyone can look at, and he emphasises, that she was his „good angel“, for he would otherwise have been brought before the war courts. For saving Portofino, which at that time was not overrun by tourists, the Baroness was made an honorary citizen of Portofino, which honour the Baron had already been given before the war.

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